Per questo articolo ci siamo avvalsi dell’esperienza di Rossella di @io_sono_ross , la nostra esperta sull’ayurveda. 

Qual’è il nesso fra yoga e ayurveda?

Sembrerebbero due ambiti ben distinti, ma chi è andato oltre alla cultura degli asana nello yoga, avrà già sentito parlare di Ayurveda. L’antica medicina tradizionale indiana che è stata da un paio di anni riconosciuta ed integrata nel sistema sanitario occidentale.

Dal sanscrito Ayurveda significa “scienza della longevità” proprio perchè le sue teorie sono volte alla prevenzione del benessere dell’individuo. Infatti, se lo yoga ha come obiettivo primario il raggiungimento dell’elevazione spirituale tramite gli asana, il pranayama e la meditazione, l’ayurveda va a coltivare a livello fisiologico l’involucro fisico in cui noi stessi viviamo. Perchè curando corpo e mente possiamo raggiungere l’elevazione spirituale e mentale.

AYURVEDA

Come funziona l’ayurveda?

Attraverso l’ayurveda noi possiamo imparare ad ascoltare ciò che ci chiede il nostro corpo, seguendo le regole della natura, della stagionalità, degli elementi contenuti nei nutrienti e di ciò che risulta più adatto per la nostra costituzione.

Vi sono molteplici teorie alla base di questa medicina tradizionale, la quale si affida alle cure naturali di erbe e oli essenziali.

Ma i suoi trattamenti iniziano sin dalla mattina, con particolare attenzione ai cicli circadiani del sonno che variano in base al soggetto, con il fine principale di andare a costruire una vera e propria routine per lo yogi e per la yogini con l’utilizzo di alcuni strumenti, quali il netta lingua, il neti lota (lavaggi nasali) e l’olio di cocco per i risciacqui.

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Tutto questo cambia, come abbiamo detto, da persona a persona, ponendo attenzione ad una classificazione ben precisa che è alla base delle teorie ayurvediche, ovvero l’esistenza dei dosha.

 

Alla base delle sue teorie vi è l’idea che noi siamo fatti da elementi naturali, in percentuali differenti, questi elementi si uniscono poi in tre diverse costituzioni definite dosha, abbiamo quindi :

  • Vata (aria+etere)
  • Pitta (fuoco+acqua)
  • Kapha (terra+acqua)

Questi tre dosha sono manifesti nel nostro corpo in diverse quantità, in base a età, influenze esterne, sviluppo personale e tipologia di vita che si segue.
Essi sono soggetti a cambiamenti in base anche alle stagioni, infatti in inverno tende ad aumentare Vata, in estate Pitta ed in primavera Kapha.
Imparando a riconoscere la nostra costituzione possiamo adattare la nostra routine e alimentazione.

purificazione
Come questo si lega allo yoga?

Una volta compresa la nostra costituzione principale possiamo convertire al meglio la nostra pratica.

Ad esempio:

  • le personalità di tipo Vata, possono prediligere pratiche dolci e lente con meditazioni che li aiutino a mantenere alta la concentrazione ad esempio la meditazione della candela (Trataka).
  • Per i soggetti Pitta sono consigliate le pratiche rinfrescanti e rilassanti con meditazioni molto introspettive che aiutano a ridurre l’impulsività in eccesso del fuoco, essendo che sono soggetti molto vivaci e calorosi.
  • Per i soggetti Kapha sono consigliate le pratiche più dinamiche che generano calore e allegria, accompagnate da meditazioni cantate, questo perchè sono soggetti molto lenti, rilassati e poco desiderosi di movimento.

 L’autrice dell’articolo è Rossella di @io_sono_ross nella sua pagina potete approfondire la conoscenza sul mondo ayurvedico

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